Come abbiamo visto la volta scorsa la colonna vertebrale è formata da 32/33 vertebre, che possono arrivare anche a 34, e sono divise in gruppi; tra loro sono tenute da articolazioni semi-mobili e tra una vertebra e l’altra vi è il disco, se hai perso il post clicca qui.

Le articolazioni semi-mobili sono quelle che permettono movimenti parziali e questo è possibile perchè le ossa sono unite mediante una cartilagine elastica che è detta giuntura cartilaginea.

Le articolazioni mobili sono, invece, quelle che permettono movimenti ampi dove le ossa sono rivestire di cartilagine nel punto in cui vengono a contatto e non sono unite, ma accostate e tenute da legamenti fibrosi e dalla capsula articolare , è un manicotto, rivestito all’interno da una membrana detta membrana sinoviale che secerne un liquido che lubrifica l’articolazione detto sinovia; esse le troviamo negli arti inferiori e superiori.

DISCO INTERVERTEBRALE

Il disco è formato da cartilagine e tessuto connettivo ed è detto disco intervertebrale; il suo compito è quello di dare elasticità alla colonna ed attutire gli urti ammortizzando le sollecitazioni che interessano le vertebre.

Lo spessore del disco varia a seconda del gruppo a cui appartiene, ossia al segmento, e risultano più spessi sul lato anteriore, ossia quella che va verso l’addome.

Esso è assente nella zona del coccige e dell’osso sacro nonchè tra la 1’ e la 2’ vertebra cervicale.

A seconda della condizione in cui si trova esso varia:

  • condizione di riposo: il disco ha il suo normale spessore
  • sottoposto a pressione: il disco si appiattisce, la pressione fa fuoriuscire dei liquidi e ne diminuisce lo spessore
  • post pressione: il disco si decomprime raggiungendo uno spessore maggiore a quello che ha a riposo, vi è un richiamo di liquidi verso l’interno e di conseguenza si va a ripristinare la struttura

Il loro aspetto cilindrico, a forma di lente biconvessa, è :

  • esternamente ad anello, detto anulus fibroso, esso è solido dando resistenza al disco ed è composto da strati concentrici di fibre disposte regolarmente e che vanno ad intrecciarsi, contiene e protegge il nucleo centrale
  • al centro hanno un nucleo polposo gelatinoso e giallognolo, la ricchezza d’acqua in esso contenuta fa si che possa essere compresso e rilasciato e che si possa spostare in base alle inclinazioni che la colonna vertebrale prende: avanti, indietro e lateralmente.

Nei bambini e giovani i dischi vengono irrorati di sangue tramite vasi sanguigni che tendono a scomparire intorno alla fascia d’età 20-30 anni, successivamente il loro nutrimento lo prenderanno grazie al movimento della colonna vertebrale che attiva cambi di pressione all’interno del disco ed innesca il processo di nutrimento per osmosi, ossia attraverso una membrana semipermeabile, dai capillari che lo circondano e con lo stesso procedimento va a scartare le sostanze di rifiuto.

Purtroppo essi, aiutandoci ad ammortizzare e distribuire le sollecitazioni dovute agli innumerevoli movimenti che facciamo abitualmente, sono soggetti a deformazione  sino a diventare dei cunei, soprattutto nelle zone più sollecitate che sono quella cervicale e la lombare (essa deve sorreggere tutto il peso della colonna), e di conseguenza il loro appiattimento fa si che la loro funzione diminuisca e quindi non scorra più come dovrebbe e non ammortizzi più.

Già si sa che al mattino siamo più alti rispetto alla sera, proprio perchè il peso e le variazioni dovute ai movimenti vanno a togliere una percentuale circa del 10% allo spessore dei dischi, ma anche l’età va a diminuire l’altezza in quanto è stato stimato che essa nella colonna vertebrale è il 25% e questo è dovuto proprio ai dischi che con gli anni vanno a perdere liquidi, ossia l’acqua che contengono che passa dall’85% al 70%, diminuendone il loro spessore ed inevitabilmente l’altezza oltre che la loro funzione di ammortizzatori, non ultima è la postura che va a danneggiare i dischi, soprattutto nella zona lombare.

In caso di sforzi eccessivi, e di conseguenza sollecitazioni oltre al dovuto, si può spostare il nucleo causando un ernia del disco che sarà più o meno grave a seconda di quanto si è spostato il disco dalla sua posizione centrale, nei casi più gravi il disco si separa dal nucleo causando dolori ed infiammazioni dovuti alla compressione che esso crea direttamente sulle radici nervose ad esso confinanti, chirurgicamente il disco lesionato può essere sostituito da una protesi.

LEGAMENTI VERTEBRALI

I dischi sono collegati tra loro da legamenti fibrosi sia nella parte anteriore che posteriore, i legamenti vertebrali longitudinale anteriore e posteriore; essi fasciano l’intera colonna vertebrale dandole stabilità e forza, ma vengono aiutati dalla muscolatura vertebrale profonda in quei casi in cui le curve del rachide (colonna vertebrale) sono mantenute per troppo tempo o sono troppo ampie.

Le condizioni sopra citate, se tenute per tempi prolungati, possono causare stiramenti con conseguente perdita di sensibilità, fatica ed infiammazione causando dolori o blocchi alla zona lombare.

La scorsa volta abbiamo parlato del biotensor, la prossima volta parleremo del perchè dei trattamenti energetici ed in cosa consistono.

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Il post da alcune informazioni e cenni sul corpo umano ed alcuni meccanismi di esso, quindi non si tratta di uno scritto medico e non vuole esserlo, è solamente una breve spiegazione. In caso di informazioni più appropriate si consigliano libri tecnici o consultare un medico.

Laura Barocci - Operatrice in discipline Bio-Naturali - Partita IVA IT03346200102 - © 2021. Tutti i diritti riservati.