La scorsa volta abbiamo visto la storia della scienza da Platone, vissuto nel periodo tra il 428-348 a.C., sino al matematico Christiaan Huygens, 1629-1695, che nel 1690 formulò una regola euristica, che nella scienza è il metodo di ricerca  di fatti e verità, che permetteva di interpretare la luce come un fenomeno ondulatorio, il cosiddetto Principio di Huygens. (Se hai perso il post clicca qui)

Avevamo anche visto che il suddetto principio fu utile per spiegare la diffrazione riscontrata con la doppia fenditura di Young nel 1801.

Thomas Young fu uno scienziato britannico, nacque il 13 giugno del 1773 a Milverton, Regno Unito e morì il 10 maggio del 1829 a Londra, divenne famoso per le sue ricerche relative alla luce ed alla meccanica dei solidi, ma si occupò anche di egittologia e fisiologia.

Nel 1801 Young dimostrò la natura ondulatoria della luce con un esperimento chiamato “esperimento della doppia fenditura” e fornì anche un metodo per poter determinare la lunghezza d’onda.

L’ESPERIMENTO DELLA DOPPIA FENDITURA

Questo esperimento consiste nel far passare un fascio di luce di un solo colore (monocromatico) attraverso una sola fenditura e successivamente attraverso una doppia fenditura, alla fine la luce viene proiettata su uno schermo che si trova distante: in sostanza pone due pannelli uno davanti all’altro a breve distanza, nel primo pannello vi è una fessura attraverso la quale passa la luce, mentre nel secondo pannello vi sono due fessure attraverso le quali passa la luce che è arrivata dalla fessura del primo pannello, attraverso le fessure del secondo pannello passa la luce che va a proiettarsi sullo schermo posto a distanza dai pannelli.

Young osservò che si era formata una serie di frange luminose alternate a frange scure (potremmo pensare alle righe bianche e nere della zebra), questo non accadrebbe se la luce si diffondesse in linea retta.

Egli interpretò queste come zone di interferenza costruttiva (per le frange luminose) e distruttiva (per le frange scure).

Per poter spiegare questo fenomeno bisogna ricorrere al fenomeno della diffrazione, ossia la deviazione della traiettoria di diffusione delle onde che compare nel momento in cui queste debbono aggirare un ostacolo, quindi bisogna ricorre al principio di Huygens che in sostanza sostiene che oltre un ostacolo l’onda è data dalla sovrapposizione delle onde sferiche relative alle sorgenti secondarie (come spiegato nel post precedente con l’analogia alle onde dell’acqua che vengono diffratte quando passano attraverso una stretta fenditura tra gli scogli).

In sintesi si può sostenere che le particelle elementari di materia che vengono lanciate attraverso due fessure (le fenditure) in una lamina si comportano in modo differente a seconda che queste vengano o no osservate, quindi come particelle o come onde.

I fotoni e gli elettroni hanno doppia natura infatti sono allo stesso tempo particelle ed onde e questi due stati sembrano coesistere.

I fotoni, detti quanti di luce, appartengono alla meccanica quantistica e sono particelle elementari associati all’onda elettromagnetica: essi disperdono in luce l’energia; gli elettroni, considerati particelle elementari, emettono onde radio elettromagnetiche.

Quello rilevato nell’esperimento dai ricercatori è, quindi, che la loro osservazione modificasse il risultato dell’esperimento stesso a seguito delle loro convinzioni: una particella quantistica (fotone per la luce, fonone per il suono od elettrone) nel momento in cui incontra una barriera e questa ha due fori può passare attraverso le due fenditure ed il comportamento delle particelle, essendo subatomiche, può essere sia come particella (corpuscolo) che come onda.

Secondo Thomas Young la realtà è creata dall’osservatore, da lui dimostrato con l’esperimento della doppia fenditura, e quindi chi osserva la modifica.

Il nostro cervello ha sviluppato un meccanismo tale che velocizza l’interpretazione perchè va ad utilizzare immagini che già ha visto ed incamerato creandone una memoria e questo “cassetto dei ricordi” lo apre ogni volta che deve visionare la realtà, anche se lo fa in forma ridotta, infatti ciò che vediamo non è esattamente ciò che vi è realmente, ma è solo uno schema che descrive la realtà in maniera semplice: pensieri ed emozioni contribuiscono a creare la realtà di ognuno di noi tra infinite possibilità.

Continua …

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La scorsa volta abbiamo parlato delle ossa degli arti inferiori: l’anca, la prossima volta parleremo delle ossa degli arti inferiori: femore, tibia e perone.

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Laura Barocci - Operatrice in discipline Bio-Naturali - Partita IVA IT03346200102 - C.F. BRCLRA65S69D969V
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