L’avvento della tecnologia dei LED, che affonda le sue radici agli albori del XX secolo, è stato un processo che ha richiesto sforzi e ricerche da parte di numerosi scienziati nel corso dei decenni. Tuttavia, è stato solo nel 1962 che Nick Holonyak Jr. ha realizzato con successo il primo diodo a emissione di luce, aprendo così la strada alla sua commercializzazione su larga scala. Da quel momento, i LED hanno rivoluzionato una vasta gamma di settori, tra cui la medicina, introducendo notevoli miglioramenti nelle tecniche e nei dispositivi medici utilizzati.

Uno dei settori in cui i LED hanno portato un cambiamento significativo è quello della fotobiomodulazione, comunemente nota come “terapia a LED”. Questo approccio terapeutico mira a stimolare la produzione di nuovo collagene ed elastina nei tessuti, sfruttando l’energia luminosa dei LED per innescare specifiche reazioni biochimiche nelle cellule. Questo processo è particolarmente efficace nel contrastare l’invecchiamento cutaneo e nel promuovere la rigenerazione e il ringiovanimento della pelle. Uno dei principali meccanismi attraverso cui la fotobiomodulazione agisce è l’inibizione della collagenasi.

La collagenasi è un enzima cruciale che ha la capacità di degradare il collagene, una proteina essenziale presente nei tessuti connettivi del corpo umano. Questi enzimi sono in grado di agire sui legami peptidici all’interno della struttura del collagene, provocandone la rottura e la successiva degradazione. Le implicazioni della collagenasi vanno oltre il semplice processo di degradazione del collagene e hanno profonde implicazioni in ambito medico e scientifico.

Le collagenasi sono state oggetto di numerosi studi e applicazioni nella ricerca medica e nella medicina rigenerativa. Ad esempio, possono essere utilizzate per rompere la matrice extracellulare che circonda le cellule tumorali, agevolandone la migrazione e l’invasione nei tessuti circostanti. Inoltre, sono state impiegate nella ricerca sulla cicatrizzazione delle ferite, poiché possono contribuire alla rimozione del collagene vecchio e danneggiato, consentendo la formazione di nuovo tessuto durante il processo di cicatrizzazione.

È importante notare che le collagenasi possono essere presenti naturalmente nell’organismo, ma possono anche essere prodotte artificialmente o isolate da fonti naturali, come batteri o altri organismi. La loro azione mirata sul collagene le rende estremamente utili sia in ambito di ricerca scientifica che potenzialmente come strumento terapeutico per trattare una vasta gamma di condizioni mediche.

Il processo di degradazione del collagene, mediato dalle collagenasi, riveste un’importanza cruciale in molti aspetti della medicina e della ricerca biomedica. Questo processo può essere sia naturale, come nel caso del rimodellamento dei tessuti durante la cicatrizzazione delle ferite, sia patologico, come nell’ambito delle malattie autoimmuni o delle condizioni tumorali. La comprensione e il controllo della degradazione del collagene hanno quindi implicazioni fondamentali per lo sviluppo di nuove terapie e trattamenti per una vasta gamma di disturbi e condizioni mediche, offrendo opportunità significative per migliorare la salute e il benessere umani.

La fotobiomodulazione, sfruttando la luce dei LED per attivare reazioni biochimiche nelle cellule, trova ampio utilizzo soprattutto nel trattamento dell’invecchiamento cutaneo, dell’alopecia, dell’acne e delle lesioni cutanee. Essa offre un’alternativa non invasiva e priva di calore rispetto ad altri trattamenti. Questo innovativo approccio ha trovato applicazione in diversi campi della medicina, inclusi dermatologia, fisioterapia, medicina sportiva, estetica e medicina olistica.

Studi iniziali sulla fotobiomodulazione sono emersi negli anni ’90, originariamente focalizzati sulla crescita delle piante nello spazio, ma successivamente hanno dimostrato efficacia nel trattamento di condizioni umane come l’atrofia muscolare e la cicatrizzazione delle ferite. Questo approccio sfrutta la capacità della luce di influenzare i processi biologici nelle cellule, migliorandone l’omeostasi, riducendo l’infiammazione e stimolando la circolazione sanguigna.

Oltre a migliorare la pelle e ridurre le rughe, la fotobiomodulazione mostra promettenti risultati nella gestione del dolore cronico e nella riparazione delle lesioni muscolari e articolari, diventando sempre più diffusa tra gli atleti professionisti e le squadre sportive. Tuttavia, ulteriori studi sono necessari per comprendere appieno i meccanismi d’azione e definire linee guida più precise per l’uso clinico. 

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Il post da alcune informazioni e cenni sul corpo umano ed alcuni meccanismi di esso, quindi non si tratta di uno scritto medico e non vuole esserlo, è solamente una breve spiegazione. In caso di informazioni più appropriate si consigliano libri tecnici o consultare un medico.

Laura Barocci - Operatrice in discipline Bio-Naturali - Partita IVA IT03346200102 - C.F. BRCLRA65S69D969V
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